ALTERNATIVE PROJECT
GRATTACIELO REGIONE PIEMONTE
Hiroshi Hara
Nella produzione dell’architettura giapponese la proposta presentata per la sede della Regione Piemonte costituisce un evidente e riuscito tentativo di coniugare tecnicismo e armonia formale, nel momento in cui la linea di ricerca ha dovuto confrontarsi con lo spessore culturale e storico dell’architettura italiana ed europea. Una teca di vetro alta circa 85 metri racchiude quattro corpi indipendenti di uffici, che si sviluppano a tutt'altezza con andamento sinuoso, separati da vuoti diversamente articolati. Un “edificio nell’edificio” rispondente non solo a scelte compositive, ma anche, se non soprattutto, ad esigenze ambientali.
TORINO GRATTACIELI
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Jean nouvel
Alcuni convincimenti precisi stanno alla base della scelta progettuale di Jean Nouvel. Da una parte le negazioni cioé: il rifiuto della monumentalità preordinata, il rifiuto dell’oggetto simbolico, il rifiuto della celebrazione della tecnocrazia. Dall’altra parte le convinzioni: la ricerca di un’architettura attrattiva e un po’ misteriosa, l’uso del colore che cangia a seconda delle prospettive e delle ore del giorno, la proposta di un oggetto ancorato a terra che esce tuttavia dal suolo per esplodere verso la sua sommità.
 
Libidarch Associati - Arch. Anna Giorgi
Studio Ing. G. Patta - Prodim Studio Associato
Arch. Veronica Patta
Un segno preciso e netto rompe la monotonia del tessuto urbano circostante, cercando un colloquio con lo spazio più lontano piuttosto che scontate relazioni con quello più vicino. La Mole Antonelliana, il cerchio delle Alpi con i suoi simboli storici sembrano dunque essere i principali segni del paesaggio piemontese che hanno interessato e stimolato i progettisti.
 
Jean Pierre Buffi
Una singolarità emerge sicuramente dalla proposta di Jean Pierre Buffi: il Palazzo della Regione assume uno sviluppo trasversale rispetto all’asse della Spina Centrale, laddove l’interpretazione generale del sito ha sembrato privilegiare lo sviluppo coassiale con la Spina stessa.
 
Paczowski et Fritsch
Paczowski et Fritsch propongono un edificio sicuramente corretto, sia sotto il profilo funzionale che sotto il profilo compositivo. L’idea guida è quella di articolare la rilevante volumetria dedicata al lavoro in quattro elementi verticali, posti agli angoli di un parallelepipedo solidamente ancorato al suolo, ma alleggerito da grandi vuoti interposti lungo gli assi mediani del solido.