GRATTACIELO SANPAOLO


TORINO GRATTACIELI
Si tratta, senza ombra di dubbio, del progetto più discusso presentato a Torino negli ultimi anni. È stato ammirato, fatto oggetto di critiche a volte becere, esaminato in ogni suo singolo dettaglio da praticamente tutta una città. Ma badiamo ai fatti, la disinformazione lasciamola agli altri.
Nel 2005 il Comune di Torino decise di bandire un’asta per la concessione dei diritti edificatori su un’area compresa tra i corsi Inghilterra e Vittorio Emanuele, di fianco alla zona dove, di li a pochi anni, sarebbe dovuta sorgere la nuova stazione ferroviaria di Porta Susa (ancora in costruzione). Vinse la società San Paolo IMI, che decise di costruirvi un grattacielo che avrebbe ospitato il suo HQ. Per il progetto di questa torre venne indetta una gara, alla quale parteciparono studi di architetti di prim’ordine: Hiroshi Hara di Tokyo, Carlos Lamela di Madrid, Daniel Libeskind di New York, Mvrdv di Rotterdam e Dominique Perrault di Parigi. (fonte:http://www.palazzomadamatorino.it/mo...p?id_evento=42 )
Il tema del concorso era quello dell’edificio verticale, in una città come Torino, caratterizzata da una forte “orizzontalità”, se cosi si può dire. Requisito fondamentale era il rispetto per le tematiche dello sviluppo sostenibile e del contenimento delle emissioni di gas serra, richiesta questa che rendeva indispensabile il ricorso a tecnologie d’avanguardia. Grande importanza veniva altresì riconosciuta al contesto cittadino in cui il grattacielo sarebbe dovuto sorgere.
Alla luce di tutti questi requisiti, la giuria dichiarò vincitore (all’unanimità) il progetto del Renzo Piano Building Workshop il 22 di giugno 2006, lavoro che venne presentato alla città una settimana dopo, in una conferenza stampa.

Il presidente dell’allora Sanpaolo IMI, Enrico Salza, chiarì nella conferenza stampa del 29 giugno che la costruzione del grattacielo avrebbe comportato un risparmio per il gruppo pari a 15 milioni di euro/anno, a causa dei minori costi di locazione che, invece, il gruppo era costretto a pagare per le sue sedi sparse per Torino. Nel corso della conferenza venne inoltre precisato che il grattacielo progettato dal RPBW avrebbe ospitato le strutture direzionali ed il centro corporate, riunendo circa 2mila addetti (poi saliti a 3mila, uno dei motivi per cui il progetto ha visto crescere la sua altezza finale).
Sempre secondo Salza, i lavori sarebbero “ragionevolmente” iniziati nell’estate 2007 per poi continuare per due anni e mezzo, ad un costo di 135 milioni di euro.
Interessante è anche l’opinione di Piano, il quale ebbe modo di sottolineare come spesso i grattacieli “sono simboli retorici di potenze e arroganza, ma a noi in questo progetto interessa la leggerezza”. Piano osservò inoltre che l’edificio (a differenza di altri progetti in gara) sarebbe stato aperto alla città, facendo evidentemente riferimento ai ristoranti e alle terrazze panoramiche in cima.
Successivamente il progetto subì una battuta di arresto della durata approssimativa di un anno (per calcolare questo lasso di tempo ci siamo riferiti alla data di apertura della mostra a Palazzo Madama, programmata dal dott. Salza per ottobre 2006 ed invece inaugurata il 27 di ottobre 2007). I motivi di questo ritardo non sono chiari, ma sono ragionevolmente imputabili ad una concatenazione di avvenimenti come lungaggini politico – burocratiche, accompagnate da una generale opera di rivisitazione del progetto, come chi ha visitato la mostra di Palazzo Madama ha avuto agio di vedere. Non va nemmeno dimenticata la “fusione” avvenuta con il gruppo BancaIntesa, che ha creato uno dei maggiori gruppi di credito nell’intero continente europeo. Questa operazione ha senza dubbio determinato uno slittamento dei lavori.
(seguono raffronti dei renderings del 2006 e quelli odierni, far notare le differenze – altezza, i “cassettoni”, aspetto generale)
A fine ottobre 2007 Renzo Piano arrivò a Torino per una conferenza presso il Politecnico di Torino (25 ottobre) e per presentare al Comune e alla città il progetto conclusivo del grattacielo, presenziando inoltre all’apertura della mostra il 27 ottobre, evento definito come “l’episodio culminante prima dell’apertura del cantiere” in un opuscolo informativo distribuito nelle filiali torinesi – e non solo – del gruppo Intesa – San Paolo.
Parallelamente a questi entusiasmanti eventi si realizzava la creazione, presso la libreria del Gruppo Abele, di un “comitato di cittadini”, guidato dall’ambientalista ed ex assessore Paolo Hutter e dal metereologo Luca Mercalli.
Scopo di questo comitato, rinominato con il suo slogan più noto, “Non grattiamo il cielo di Torino”, è contrastare la creazione del progetto San Paolo – Intesa. Va inoltre detto che la nascita di questo comitato è cosa recente, essendo sorto agli onori delle cronache solo questo ottobre.
All’atto della nascita del comitato, l’ex assessore Hutter ebbe modo di esporre, riscontrando vasta eco presso i mezzi di informazione torinesi e non solo, una cartolina fallace e totalmente fuorviante, raffigurante una sagoma grigia a poca distanza dalla Mole.

Della questione si sono subito occupati i maggiori media italiani, sia della carta stampata che televisivi, purtroppo senza grande conoscenza della situazione, e senza dare un’accurata informazione al grande pubblico; esemplare è il caso della finta cartolina, con il finto rendering, che ha ricevuto uno spazio ed un’attenzione molto maggiore della illuminante, ma soprattutto pacata, risposta di Piano avvenuta in Sala Rossa e a mezzo stampa con una lettera a “La Repubblica”, in cui venivano confutate gran parte delle tesi avanzate dal “comitato”. (per maggiori informazioni, vedi la sezione “bufale”).

La storia recente ha visto, appunto, l’apertura della mostra, la disponibilità di Piano a una parziale revisione del progetto per venire incontro alle richieste – poco chiare, va detto – del “comitato” riguardo all’altezza del grattacielo.

IL PROGETTO

Il progetto risultato vincitore del concorso è stato presentato dal Renzo Piano Building Workshop, un pool di architetti di fama mondiale, autori di opere come la nuova sede del NY Times o il rifacimento del Porto Vecchio di Genova, e tante altre.
Secondo i dati esposti nella mostra di Palazzo Madama, il grattacielo si presenta con una forma slanciata e lineare, ricordando l’impostazione regolare dell’impianto viario della città. elemento caratteristico di questo progetto è la cosiddetta “doppia pelle”, presente anche nella nuova sede del NYT. Scopo di questa doppia “parete” verticale, in metallo e cristalli, è quello di ridurre i tempi di accensione delle luci artificiali e favorire la ventilazione dei solai nei mesi estivi, a tutto vantaggio dei consumi energetici. Le due facciate interessate da questo rivestimento saranno quelle rivolte ad Est ed Ovest; un’altra funzione assolta da questo sistema è di tipo estetico, per fornire all’edificio un maggior slancio verso l’alto, infatti, è prevista la loro continuazione oltre la superficie calpestabile.
La facciata nord, invece, ospiterà il corpo delle scale, che percorreranno tutto l’edificio in modo tale da assicurare vie di fuga, nel caso in cui gli ascensori non fossero utilizzabili, come previsto dalle leggi in materia di sicurezza.
La facciata sud ospiterà uno degli elementi a nostro avviso più interessanti di questo grattacielo, un’idea che lo rende certamente diverso da molte altre realizzazioni simili: ci riferiamo infatti ai “giardini d’inverno”, che saranno una specie di polmone verde del palazzo, pensati per dare un’atmosfera più naturale e rilassante, un vero toccasana sul posto di lavoro. Sulla facciata sud, in virtù della sua posizione, troveranno posto pannelli fotovoltaici. Il tipo e la potenza dei suddetti pannelli non è ancora stata specificata, anche se circolano parecchi dati – vere e proprie indiscrezioni – ma, secondo i dati esposti nella mostra di Palazzo Madama, i pannelli sulla facciata sud sarebbero 35, ciascuno con una superficie di 26,2 mq, per un totale di 917 metri quadri.
L’altezza dei grattacielo, sempre secondo i dati esposti alla mostra, sarà di 176,25 metri calpestabili; le due pareti esterne del sistema “a doppia pelle” raggiungeranno, invece, i 206,25 metri. È inoltre prevista un’antenna per telecomunicazioni, per cui il grattacielo dovrebbe raggiungere i 218 metri, classificandolo tra i più alti in Italia, superato solo dalla costruenda torre soprannominata “Il dritto”, nel complesso CityLife, a Milano.
Il costo di realizzazione di quest’opera si aggira intorno ai 350 milioni di euro, interamente coperti dal gruppo Intesa – San Paolo, senza alcun contributo da istituzioni pubbliche di qualsiasi tipo; anzi, nelle casse del Comune dovrebbero confluire alcune decine di milioni di euro, sotto forma di oneri urbanistici.
La zona sede del cantiere è già stata recintata e sono già state portati a termine carotaggi per saggiare la natura del terreno, con risultati visibili nella mostra di Palazzo Madama. Entro il 2008 dovrebbero avere inizio i lavori, preceduti da una quanto mai necessaria opera di bonifica bellica. Secondo quanto dichiarato dai vertici della Banca, il grattacielo dovrebbe essere inaugurato per il Bicentenario dell’Unità d’Italia, nel 2011, quindi con tempistiche ristrette ma tutto sommato possibili.
Secondo un disegno caro a Piano, il grattacielo avrà diversi ingressi, con altrettante halls, per facilitare l’accesso al progetto, che prevede non solo uffici bancari, ma anche centri congressi con sale per conferenze e mostre, ristoranti ed un belvedere situato in cima, aperti al pubblico.
La zona è ottimamente servita dai mezzi pubblici (basti pensare che, nei dintorni, si trovano la nuova stazione di Porta Susa, attualmente in costruzione, fermate della linea 1 della Metropolitana, diverse linee di tram ed autobus), ma è comunque previsto un parcheggio multipiano con una capacità di circa 400 autoveicoli, non collegato col vicino parcheggio del Palazzo di Giustizia. Il parco che divide le due costruzioni sarà sottoposto ad una parziale ristrutturazione.
Il grattacielo ospiterà all’incirca 2600 – 3000 addetti, ora sparsi in sedi che verranno chiuse, consentendo un forte risparmio da parte del gruppo Intesa – San Paolo. Ad oggi risultano chiuse le sedi di Via Arsenale 5 e Via Monte di Pietà 1, di dimensioni tutto sommato modeste, mentre a costruzione ultimata dovrebbero venire accorpate le sedi di Via Lugaro, del Lingotto e altre in Via Monte di Pietà, ma non ci sono conferme a riguardo. Ciò che sembra invece appurato è la volontà, da parte del management, di mantenere in proprio possesso la sede di Piazza San Carlo, di grande pregio.
Uno degli argomenti più controversi è la forma della sommità del grattacielo: erano circolati renderings molto audaci, che prevedevano un pannello inclinato a fungere da tettoia e, probabilmente, da piattaforma per ulteriori pannelli solari. Come è però possibile vedere negli ultimi disegni e nei progetti mostrati da Piano (come anche nei plastici della mostra) questa opzione è stata sostituita con un più convenzionale e funzionale pannello in posizione orizzontale. Ignoriamo le scelte che sono state alla base di questa scelta, forse hanno pesato motivi di carattere strutturale o di sicurezza (vedi il distacco di neve e ghiaccio da grandi altezze).
Merita, infine, attenzione la soluzione ideata dal RPBW per l’illuminazione notturna. Consapevoli della delicatezza del paesaggio notturno torinese, che avrebbe rischiato di essere stravolto da un sistema di luci troppo violente, gli architetti capitanati da Piano hanno optato per un approccio più soft, prevedendo infatti una illuminazione, soffusa, soltanto degli ambienti più alti della torre, omaggiando la signorilità della città.

In definitiva, quello che Piano ha presentato alla città è un progetto al quale si può imputare una qual certa mancanza di originalità, siccome soluzioni tecniche simili sono state adottate nel progetto per il New York Times. A nostro avviso, comunque, il grattacielo unisce un design di avanguardia ad una funzionalità ed una attenzione per il territorio circostante che altri progetti non annoveravano. Di grande importanza è, infatti, l’attenzione per il pubblico, al quale l’accesso al grattacielo viene facilitato, e la cura per i dettagli come l’illuminazione notturna.

H Edif./Compl.
Inizio/Fine
Stato Cantieri
166,66/188 mt
2009/2011
Avviati
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